Pavia






| Il Palio Pavia Est e la corsa non competitiva nel Parco del Ticino tra fiume e cascine (foto percorso) |
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| Scritto da Luca, Eugenio e Tarcisio | ||
| Lunedì 02 Gennaio 2012 19:14 | ||
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Il Palio Pavia Est si corre dal 1999, quando prese il posto della corsa del gruppo S.Spirito, che negli anni '70 fu una delle prime di questo tipo. Ogni anno quaranta volontari, vigili e protezione civile fanno da supporto a un evento che locale si, ma non troppo, dato che si contano 700 iscritti suddivisi tra la gara competitiva e la corsa non competitiva, o marcia, per come la si voglia chiamare. I corridori competitivi del circuito provinciale a punti FIDAL, ripongono le scarpette chiodate dei cross e si misurano con gli amici-avversari su un percorso misto asfalto sterrato ben presidiato e al riparo dal traffico. Per la metà di loro, ci sarà un premio attenderli a fine corsa, per tutti gli altri il consueto riconoscimento. Ma è sulla corsa non competitiva che vorremmo spendere due parole in più, perché con i suoi percorsi immersi nel Parco del Ticino tra la Vernavola, il Ticino ed il Po e nelle sue Cascine (Scagliona, Scarpone, Belvedere, Taccona), sono un'ottima occasione per macinare chilometri senza accorgersenene, o fare una camminata coinvolgendo, magari, amici o colleghi di lavoro. Il Palio di Pavia Est è una manifestazione podistica ludico motoria non competitiva a carattere internazionale a passo libero aperta a tutti con percorsi costituiti per l'80% da percorso sterrato e 20% asfaltato. La marcia è valida per la vidimazione dei concorsi FIASP Piede Alato e IVV. Il ritrovo è presso il Circolo Grassi di Amati 7 a Pavia alle ore 7:30. Scarica il volantino
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Da “Storia della mia Parrocchia e de’ suoi luoghi principali” del. Sac. Davide Perversi, 1927, Artigianelli Pavia.
Il Ponte
Il luglio 1909 i comuni interessati, con a capo il Pro Sindaco di Pavia, avv. Angelo Galbarini, concludono un contratto per la costruzione del Ponte con la ditta Larini-Nathan. Quel progetto venne approvato dal Ministero dei Lavori Pubblici il 24 marzo 1910. Cominciarono i lavori il 9 aprile, e si lavorò sott’acqua, in cassoni nei quali gli operai respiravano l’aria compressa. Nessuna vittima per alcuna disgrazia. Un morto solo per malattia presa dall’aria compressa, un certo Gian Battista Nones di Grumes nel Trentino. I lavori finirono il 30 maggio 1912, e vennero collaudati da quel giorno al 22 giugno. Solenne fu l’inaugurazione del Ponte, fatta alla presenza del Conte di Torino.
La cascina Belvedere
Il nome di Belvedere si trova citato in un documento del Bollea del 1181, per designare un contribuente Guidus de Belvedere, nominato vicino al nome si San Damiano. Nel 1559 Gian Battista Bottigella denuncia come bene ereditato la terra di Belvedere.
Non sappiamo con precisione quando i Bottigella fecero costruire questo palazzo del Belvedere e da chi lo fecero disegnare. Il loro palazzo di città, a Pavia, fu costruito nel 1492 su disegno dell’Amodeo, dieci anni dopo che era stata innalzata la torre dei Bottigella in corso Cavour su disegno di Giacomo del Candia.
Ebbene, anche in questo palazzo di campagna vediamo i caratteri del quattrocento nella costruzione e nell’ornato, sebbene non studiati e belli come quelli degli altri due edifici in città. Nella facciata si vedono in alto le grondaie molto sporte innanzi e sostenute da testate di travoli lavorate: le finestre ad arco in cotto, e tutta la parete ornata a grafiti. Nell’interno vi è ancora il lato intero del chiostro a mezzodì, e un piccolo tratto ad occidente. I capitelli delle colonne portano lo stemma dei Bottigella. Nella stanza più bella, che è al piano superiore, intorno ai cassettoni della soffitta sono dipinti molti di quegli stemmi che sono nello stupendo palazzo di città in corso Mazzini.
Anche in questo palazzo vi è una cappella con un affresco che rappresenta la beata Sibilina de Biscossis pavese; l’affresco risale al 1604.
Questo palazzo di campagna, a occidente del Ticino, poggia su archi aperti quasi a fior di terra, che si direbbero case matte per attutire i colpi dell’acqua nelle inondazioni, e lì vicino una bella ed alta colombara ornata da merli, come se fosse una torre. Si capisce, i Bottigella in città ospitavano personaggi insigni ed in questo palazzo di campagna avranno fatto partite di caccia, che tanto appassionavano in quel tempo.
Nel 1703 i Bottigella dovettero vendere il loro palazzo di città – quello dell’Amodeo – per pagare i debiti. Forse prima di essere costretti a vendere quel palazzo avranno venduto questo di campagna. Nel 1814 si diceva la Messa festiva al Belvedere del quale erano proprietari i Pallavicini di Milano, che vi venivano villeggiare.
Nel 1853 divenne proprietario del Belvedere un certo spirito bizzarro – D. Luigi Andreoli –, che si aveva fatto una casa di legno su quattro carri accostati, nel mezzo dell’ampia corte. Guai a quel lignaiolo o erbaiolo che si faceva cogliere sulle sue terre! Gliene dava cento, prima che ne sentisse le dieci. Andava però in visibilio per la banda musicale, alla quale dava spesso fiato con generose libagioni.
Nel 1898 al Belvedere ci sono le suore infermiere, quelle che assistono i malati non all’ospedale, ma nelle case, assistendo così anche i famigliari di quelli. Dopo alcuno tempo esse aprirono un Oratorio nuovo sul lato settentrionale del palazzo, vicino alla porta. Ma nel 1907 le suore si ritirano da quel luogo che era il loro riposo e il loro sanatorio.
Lo Scarpone
Nelle carte Riccordi – al Museo Civico di Lodi – vi è un atto di vendita del 19 gennaio 1396 a un certo Bertolino da Scampone, di una casa nel territorio dell’Ospedale Nuovo – quello che oggi è il San Matteo – e di terre là dove è la cascina Scarpone. Questo nome si trova anche in un documento del 1545, Archivio di Stato Comm. S. Guglielmo, – dove lo Scarpone viene detto coerente ai poderi che la Comenda di S. Guglielmo aveva a San Damiano. E nella cartina topografica fatta da Ludovico Conte nel 1614 – e pubblicata dal Cavagna Sangiuliani – un poco a sud dallo sbocco della Vernavola nel Ticino, vi è la Ca’ di Samprone.
Nel 1839 lo Scarpone ebbe l’onore di avere una Ricevitoria della Finanza, con una caserma di confinanti, composta di cinque famiglie ed una casa per i Confinanti, una per la guardia d’ufficio e un’altra per la Ricevitoria stessa. La Ricevitoria della Finanza rimase allo Scarpone almeno fino al 1852.
La Costa Caroliana
Costa è la terra che va declinando giù verso la riva del mare o di un fiume. Così tra gli sbocchi della Vernavola in Ticino, e del Ticino nel Po abbiamo una costa che si chiamò Caroliana, né so il perché. Il più antico richiamo alla Costa Caroliana si trova in un mazzo di pergamene all’Archivio di Stato di Milano – Fondo Regione – Monastero S. Felice Coluriana ubi dicitur alla Costa: nel 1122 il Monastero di S.Felice affitta terre al Coluriano.
Col nome Caroliano si designava un argine, tra il Po ed il Ticino, e il terreno chiuso tra quell’argine e questo fiume. Forse quel nome Caroliano era quello di colui che fece quell’opera importante dell’argine?
Una notizia anche più importante ci viene data dal Bosisio in Documenti inediti ecc. . nel 1313 – il 24 aprile l’arzino Caruliani era il confine orientale delle possessioni e delle terre decimae plebatus S. Ermagorae de Totonasco. E’ singolare la molteplicità di questi nomi in –asco, tutti nel Caroliano. La persistenza e l’immutabilità del suffisso –asco induce a credere che esso significasse una cosa o un’idea sempre uguale. Le investiture di quel Monastero di S. Felice, fatte dal 1399 al 1427 ci fanno vedere la terra del Catuliano non più umidiccia, perché vi allignava la vite. Nella cartina del Corte del 1614 è notata un’abitazione Catuliano tra il Gravellone e il Po. In seguito avvennero altre mutazioni: la Costa Caroliana è segnata molto più vicina a Pavia che non sia oggi; il che vuol dire che altro giro da oggi faceva il Ticino, appena uscito dalla città. Quando venne la repubblica Cisalpina l’annuale repubblicano dichiarava che non sapeva se la Costa Caroliana era sua o del Regno Sardo.
Nel 1851 si demolisce la cascina Bottarone nella Costa, perché cadente nel fiume, alla quale poi venne sostituita un’altra sulla destra del Po, che dura anche oggi. Nel 1865 venne rettificato il corso del Ticino, così che la Costa si trovò tutta sulla sinistra del fiume, e distaccata dal territorio di Travacò. Nel 1907 il Conte Arnaboldi fa innalzare dagli ingegneri Morandotti e Lanzoni di Pavia un ponte sulla Vernavola, nei pressi della Scagliona per facilitare le comunicazioni tra la Costa ed il Comune di Valle e fa apporre una lapide commemorativa.
Come raggiungere il luogo di ritrovo
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